Le due facce della stessa medaglia: “Un futsal Olimpico e la questione afghana”

10-09-2021
Le due facce della stessa medaglia: “Un futsal Olimpico e la questione afghana”

Il futsal ha la quantità dei suoi milioni di praticanti e la qualità insita nella sua spettacolarità per diventare uno sport Olimpico. L’eco del concetto rimbombante, durante il riuscitissimo evento Play, la stagione del futsal, interamente organizzato dalla Divisione Calcio a 5, fuoriesce dalla Sala d’Onore del CONI e finisce sulle frequenze di Radio Capital, durante l’intervento del presidente Luca Bergamini nella trasmissione The Breakfast Club, di Andrea Lucatello e Riccardo Quadrano. “Siamo un sport diffuso in tutto il mondo – sottolinea – che viene praticato da una moltitudine di persone, per assurdo abbiamo molti più praticanti del calcio, al di là della visibilità è un discorso di dignità sportiva. Quando vedo tanti sport che fanno parte delle discipline Olimpiche, pensando che nelle ParaOlimpiadi c’è, nelle Olimpiadi Giovanili c’è, ma non nella grande Olimpiade, è un dovere da dirigente farlo diventare”.

LA SOLIDARIETA’ SPORTIVA è un altro concetto che sta a cuore la presidente della Divisione Calcio a 5. Nei giorni in cui i talebani si sono impossessati nuovamente dell’Afghanistan e vietano alle donne anche di praticare lo sport, FIGC, LND e Divisione Calcio a 5 si mettono di traverso, mostrando ancora una volta tutta la grande sensibilità sulla questione afgahana. “Al di là dell’aspetto umano, che ci tocca inevitabilmente, è Insopportabile l’idea che qualcuno ci buchi il pallone – tuona Bergamini – la Federcalcio si è attivata subito, col grande lavoro del presidente Gravina e il nostro apporto, ci siamo mossi tutti immediatamente per cercare di coinvolgere alcune ragazze in un processo sportivo, chiaramente umano e politico, per un percorso di crescita a Coverciano che ci auguriamo possa concludersi con il tesseramento, all’interno di società come la Lazio, il Falconara e il Cagliari che si sono offerte di ospitarle presso le loro società”. Le tre ragazze afghane, nello specifico, ora si trovano a Firenze. “Tenete presente – sottolinea – che queste ragazze non solo venute in Italia da sole, ma con le famiglie e il loro allenatore: parliamo quindi di un gruppo di 15 persone. Noi abbiamo dato una disponibilità di massima, siamo un movimento poco conosciuto ma enorme e molto diffuso a livello nazionale. Tutti ci siamo mossi, questo mi ha colpito davvero”.