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L’Acqua&Sapone prima soffre, poi dilaga: 9-2 al Lido

L’Acqua&Sapone prima soffre, poi dilaga: 9-2 al Lido

Le partite come questa di solito sono le più insidiose. Facili solo sulla carta, rischiano spesso di prendere la piega sbagliata. E’ capitato proprio così all’Acqua&Sapone Unigross contro il Lido di Ostia: il 9 a 2 finale è maturato soltanto nella seconda parte della ripresa, dopo che una prodezza – l’ennesima – del Toro Gui aveva sorpreso Di Ponto e segnato sul tabellone il 2-1. E’ crollato qui, all’8’’ del secondo tempo, il castello di speranze e fiducia costruito nel primo tempo dai ragazzi di Angelini, rimaneggiati, imbottiti di giovani, ma coriacei e sportivamente arrabbiati, come il loro coach. All’intervallo, il Lido è andato sull’1 a 1. Meritato. Un rigore sbagliato da Murilo dopo 7’ (bravo Cerulli a intuire l’angolo di battuta del capitano) aveva aperto la partita. Poi il vantaggio di Coco Wellington, bravo a insistere sul destro da lontano di Calderolli. Sembra tutto in discesa, ma non lo è. Misael commette un errore da principiante e regala a Motta la palla del pareggio al 12’. Il gol degli ospiti fa perdere un po’ la testa ai ragazzi di Scarpitti, che faticano a ritrovarsi e a mettere la freccia.

Nel secondo tempo, la volontà di chiuderla da parte dei padroni di casa cresce con il passare dei minuti. Ma il Lido si difende bene con grinta e non molla. Ecco allora spuntare dal cilindro la giocata del pivot: destro potente e preciso dalla distanza: 2-1. Il vantaggio fa emergere le insicurezze e la stanchezza dei laziali. Si riparte e Dudu finalizza il 3 a 1: sono passati solo 8’’. Protestano i giocatori di Angelini, ma si riprende e l’Acqua&Sapone vuole mettere il punto. Lo fa con Murilo e Calderolli, che poi fanno doppietta quando entra Pazetti come portiere di movimento. Segna ancora Gui nel finale, ma soprattutto il mancino abruzzese doc Carlo Zappacosta, appena entrato. Nella gioia e nei festeggiamenti per il gol del giovane nerazzurro, Barra firma il 9-2 finale. Scarpitti aveva concesso spazio anche a Patricelli e Marrazzo, rispettivamente 2002 e 2001