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Futsal Stories: Neto, dal tumore al sogno di incontrare Papa Francesco

05-02-2021
Futsal Stories: Neto, dal tumore al sogno di incontrare Papa Francesco

“Nella vita tutto passa, sia le cose buone che quelle brutte. Dobbiamo lottare ogni giorno con grande forza affinché Dio ci dia l’opportunità di continuare a vivere. La malattia è un processo e un’opportunità di apprendimento, dobbiamo guardare dove abbiamo sbagliato e cercare di capire i nostri errori”. È questo il messaggio che Neto, straordinario campione brasiliano di futsal, da quest’anno al CMB Matera, vuole lasciare all’indomani del World Cancer Day a tutti quelli che combattono contro il Cancro, lui che un tumore al cervello quattro anni fa l’ha affrontato e battuto.

“Dio sarà sempre con me: lui mi ha dato la possibilità di avere una seconda vita e me la godrò nel miglior modo possibile”

Lottare, ogni giorno della vita, in campo e fuori è il suo mantra, così come fece con il suo Brasile contro la Spagna nella finale del Mondiale del 2012. Fu proprio un goal di Neto, a 19 secondi dalla fine dei tempi supplementari, a risultare decisivo per il trionfo della Seleçao. Vincere con la propria Nazionale ed essere eletto MVP del Mondiale è il sogno di ogni bambino, figurarsi segnare addirittura la rete decisiva allo scadere. Sono gli attimi che ti permettono di entrare per sempre nei libri sacri del Gioco, quello con la maiuscola. Il destino è ineluttabile: in un attimo ti trasforma in campione eterno “che ha avuto la fortuna di fare un gesto che resterà nella memoria di tanti brasiliani”, ma alla curva successiva ti schiaffa in faccia la cruda realtà della vita presentandoti il conto di un tumore al cervello. “Ho la famiglia migliore del mondo, che mi è stata vicina nei momenti difficili – racconta Neto – e la fede in Dio, che sarà sempre con me: lui mi ha dato la possibilità di avere una seconda vita e me la godrò nel miglior modo possibile”.

 

 

Quaranta giorni dopo aver sconfitto il tumore, Neto è già in campo e dà calci al pallone a rimbalzo controllato “perché non ho mai pensato di non poter più giocare a futsal e continuo a pensare questo ogni giorno”. Ora che a quasi 40 anni è arrivato in Italia, per la precisione al Matera, vestendo la maglia del CMB in Serie A. Oltre agli obiettivi sportivi, il campione brasiliano ha un sogno nel cassetto: “Vorrei incontrare Papa Francesco, penso sia una persona incredibile che è riuscita a cambiare il modo in cui le persone guardano la Chiesa. Amavo Papa Giovanni Paolo II, sono stato in Vaticano tre volte e quando ho visto dal vivo Papa Benedetto XVI ho pianto come un bambino dall’emozione”.

 

“Lo sport è la migliore opportunità
che abbiamo per stimolare i giovani

aiutandoli nel percorso di vita”

 

Lo sport insegna a vivere, ad affrontare gli avversari con rispetto, insegna inclusione, regole, metodologie di lavoro. Lo sport genera cultura attraverso le sue storie. Quella di Neto da Uberlandia, comune dello stato del Minas Gerais e parte vitale del “Triangolo Mineiro”, una delle zone agricole più fertili del Brasile, è una storia talmente grande che sorprende ed emoziona. “Porto ancora sulla testa la cicatrice dell’operazione al cervello. Dopo aver battuto il tumore la vita è diventata più leggera e apprezzo di più le piccole cose. Oggi credo di essere una persona migliore, in qualche modo devo ringraziare la malattia. Mi piacerebbe – prosegue la stella brasiliana – continuare a raccontare la storia della mia vita. Lo sport è la migliore opportunità che abbiamo per stimolare i giovani, aiutandoli nel percorso di crescita della vita”.

 

 

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Neto gioca e segna con il CMB Matera, è arrivato nella finestra di mercato di dicembre e con la squadra lucana ha già segnato quattro goal. In coppia con il suo amico Wilde – secondo in classifica marcatori con ben 23 goal -, anche lui Campione del Mondo con il Brasile nel 2012, sta facendo vedere a tutti che anche a 40 anni ci si può divertire: “Mi ha chiamato e mi ha detto di venire a giocare a Matera. Mi fido di lui e del suo potenziale. So che insieme possiamo aiutare la squadra a fare grandi cose, altrimenti non avrei mai lasciato la mia famiglia in Brasile”. La sua piccola Manuela lo saluta e lo guarda al di là dell’oceano giocare e stupire tutti nonostante non sia più un ragazzino, “ma non mi interessa quanti anni ho. Credo di poter giocare ancora qualche anno ad alto livello. Amo giocare e continuerò a farlo finché ce la farò”. Grazie al futsal Neto si è messo alle spalle l’inferno tornando a fare ciò che più gli piace: dare calci al pallone, felice come un bambino.