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In A2 con i ragazzi del vivaio: la storia vincente della Fenice di Pagana

In A2 con i ragazzi del vivaio: la storia vincente della Fenice di Pagana

L’hanno chiamata la squadra dei miracoli, perché di un piccolo miracolo si tratta. A cominciare dal loro comandante, il pluripremiato allenatore Luigi Pagana, che di seconde vite, è un esperto. Dato per spacciato e condannato alla dialisi a vita, viene salvato dalla moglie, che, a due anni dal matrimonio, e con una figlia piccolissima, decide di riscrivere la storia della loro famiglia, donandogli un rene. Un uomo che si trasforma da giocatore ad allenatore, e che, nel giro di pochi anni, viene indicato come il Mourinho del futsal italiano, vincendo il prestigioso premio “Le ali della vittoria” come miglior allenatore nazionale nel 2007. Una carriera all’insegna di doppie vittorie, coppa e campionato con il Cesena nel 2006 e con il Venezia nel 2012, dalla Serie A2 alla Serie A. Eppure questo mister dalle molte vite non esita a scendere di categoria, ritrovandosi in Serie C conquistato dal progetto a lunga scadenza della Fenice. E così anche la famiglia Pagana fa i bagagli e si trasferisce in Veneto, a Dolo, sposando anima e corpo la fuga per la vittoria.  

LA STORIA Il loro è il più ambizioso progetto della storia del futsal Italiano: arrivare in Serie A solo con ragazzi cresciuti dal loro vivaio. Anno dopo anno, batosta dopo batosta, la società ha investito su questo mister viterbese, ma ormai veneto di adozione, lasciandolo libero di costruire la squadra per la promozione. Formando allenatori interni che seguissero le linee guida della prima squadraE i ragazzi si lasciano guidare. E crescere. Il mister mette la scuola al primo posto dettando le regole: la conditio sine qua non è che i ragazzi debbano studiare e prendersi almeno un diploma. E se c’è bisogno di qualche ripetizione, di diritto o matematica, Pagana si trasforma in professore aiutando chi ha bisogno. Senza bisogno di dirlo a nessuno. Perché certe cose si fanno in silenzio. Sono i fatti a parlare. Dalla Serie C1 si passa in Serie BCentimetro dopo centimetro, il sogno si avvicina. È la storia di Davide contro Golia, le altre squadre fanno campagna acquisti prendendo giocatori dal Brasile, investendo migliaia di euro in ragazzi che sanno giocare, ma a cui manca una cosa: l’identità, la famiglia. I giocatori della Fenice crescono alla Gazzera, quartiere popolare di Mestre, o a Catene, quartiere estremamente problematico di Marghera, dove lo spaccio si fa agli angoli della strada, e dove, nei parchi, e più facile trovare una siringa che un pallone. È la storia di un riscatto sociale quella che è stata scritta sabato tra le mura del Franchetti. Quello che impressiona, oltre alla provenienza totalmente locale, è l’età. Il più grande ha 24 anni. Il più giovane 18. Ci sono tre laureati: un ingegnere, un oftalmologo e uno psicologo. C’è chi la mattina studia, il pomeriggio lavora e la sera si allenaC’è chi in seconda giornata di campionato si è rotto i legamenti del crociato, ha perso la stagione calcistica, ma nemmeno una partita, facendosi anche le lunghe trasferte zoppicando. Chi ha giocato la partita sfidando il divieto del medico, a causa di una mononucleosi, rischiando lo svenimento. Ci sono due fratelli che giocano da sempre nella Fenice, e si dividono anche la stessa panchina. C’è un ragazzo che è il miglior realizzatore della storia della Fenice con all’attivo 120 gol segnati. C’è chi ha abbandonato una carriera nel calcio a 11, facendo un percorso inverso scegliendo il futsal per amore del gioco, e non del denaro. C’è chi durante una stagione ha perso la mamma, ma ha trovato una famiglia pronta ad abbracciarlo e a farlo crescere, come uomo, e come giocatore, diventando uno degli elementi di punta. Perché alla fine questi non sono solo giocatori. Sono dei sognatori che non si sono mai arresi.