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Dalla morte dei genitori e del fratello alla Nazionale, la storia di Montefalcone

03-03-2021
Dalla morte dei genitori e del fratello alla Nazionale, la storia di Montefalcone

Non si è mai sufficientemente pronti nell’affrontare la morte. Figuriamoci prenderla di petto a soli 16 anni, non una, non due, ma ben tre volte perdendo prima il papà, poi la mamma, e infine il fratello nel giro di soli due anni.

LA STORIA Questa è la storia della vita di Germano Montefalcone portiere classe ’94 del Real San Giuseppe – società del napoletano che gioca in Serie A di calcio a 5 – e della Nazionale (è stato convocato dal Ct Bellarte per le gare di qualificazione a Euro 2022 che l’Italia giocherà contro Finlandia e Belgio nei prossimi giorni). Di Ortona, in Abruzzo, comincia quasi per caso a giocare a futsal. E’ il 2008 quando durante un torneo fra amici il portiere della squadra per cui Germano fa il giocatore di movimento si rompe il polso. “Non c’era nessuno disponibile a mettersi fra i pali e per necessità mi sono proposto – ricorda -. In semifinale. a un minuto dalla fine, ho parato il rigore che ha evitato i supplementari, facendoci qualificare per la finale”. Al torneo lo nota lo Sporting Ortona, neopromosso in Serie B nel campionato federale, che decide di scommettere sul giovane talento. Comincia così, a 14 anni, quasi per caso, l’amore fra Germano e il futsal.

 

Non mi sento assolutamente arrivato. Voglio crescere sempre di più. Il mio idolo? Stefano Mammarella, sarei felice di vincere la metà di quello che ha vinto lui con il club e con la Nazionale

 

“Un’età per la quale è tardi per iniziare – racconta – ma forse è stata anche una fortuna: non avendo mai giocato in porta a calcio a 11 ho imparato da zero la tecnica specifica del futsal”. A fine stagione, durante il playout contro il Paglieta, Montefalcone disputa una grande partita aiutando l’Ortona a salvarsi. Arrivano così le attenzioni dell’Acqua&Sapone aprendo un nuovo capitolo della sua carriera. Cinque anni con la più importante società abruzzese (che nel corso degli anni lo diventerà a livello italiano) fanno crescere Montefalcone alle spalle di Stefano Mammarella, del “portiere più forte del mondo” così come recita la sua autobiografia. Mammarella il numero uno mondiale lo è davvero: simbolo della Nazionale e di tutto il movimento, vince Euro 2014 con l’Italfutsal e per tre volte (due di fila) è eletto, per l’appunto, miglior portiere del mondo ai Futsal Awards. “Lui è la mia fonte di ispirazione – prosegue Germano -. Stefano è abruzzese come me, è il mio idolo e un punto di riferimento. Penso di essere stato fortunato: non a tutti i bambini capita di vedere da vicino il proprio idolo, figurarsi diventarne compagno di squadra”.

 

 

Mammarella intravede in Germano le stimmate del possibile campione. In gara-4 della finale scudetto 2014 contro la Luparense il numero uno è out per infortunio e così tocca al neo-ventenne sfoderare una prestazione monstre parando i rigori dei campionissimi Honorio e Bertoni, spedendo le Finals a gara-5. “Prima dei rigori si è avvicinato Stefano dicendomi che sarebbe stato il mio momento, di spaccare tutto. Se ci ripenso ho ancora i brividi”.

 

La morte di mio padre, mia madre e mio fratello? Ho rischiato di perdermi per strada: se non avessi avuto il calcio a 5 non avrei saputo dove rifugiarmi. Il mio sport mi ha salvato la vita.

 

Ma oltre la carriera sportiva c’è una vita, quella vera, che nel corso degli anni mette a durissima prova il ragazzo di Ortona. Facciamo un passo indietro: è il luglio del 2009 quando il papà di Germano muore per insufficienza renale tre giorni dopo essere stato operato per l’ostruzione dell’aorta. Per il ragazzino di 17 anni è una mazzata psicologica enorme. Purtroppo, neanche il tempo di elaborare il lutto che nove mesi più tardi un infarto si porta via anche la mamma. “Un dolore immenso – sospira fermandosi per una pausa sospesa a mezz’aria -, un colpo devastante. E poi, due anni dopo, sempre per infarto, è morto anche mio fratello”. La vita si accanisce sul giovane Montefalcone con prove che metterebbero al tappeto chiunque, ma Germano dentro di sé trova la forza per andare avanti: “Sono stato catapultato all’improvviso nel mondo dei grandi – prosegue -. Il grande appiglio che mi era rimasto, mio fratello, se ne era andato anche lui. Se non avessi avuto il calcio a 5 non avrei saputo dove rifugiarmi. Il mio sport mi ha salvato la vita. Credo che qualsiasi ragazzino, vivendo una una storia simile, rischierebbe di perdersi per strada. Nel corso degli anni sono stato fortunato, trovando in ciò che mi era successo la forza di non buttarmi giù. Qualsiasi traguardo raggiunto – e la voce torna a galleggiare – è motivo d’orgoglio, tutto dedicato a loro che non ci sono più. Non potevo mollare, dovevo ricostruirmi una vita. Se ho paura che possa succedermi lo stesso? Come mi diceva sempre mio nonno: soldi e paura non li ho mai avuti”.

 

 

Dopo i 5 anni all’Acqua&Sapone, con il peso dell’eredità di Mammarella e del predestinato da caricarsi sulle spalle, la carriera di Germano non decolla come tutti sognavano. “Salire è difficile, scendere molto più facile. Qualche passaggio a vuoto c’è stato, non mi allenavo come dovevo, non ci credevo più di tanto: col passare del tempo ho capito che solo lavorando sempre al top si può arrivare”. E la crescita è stata fisiologica, il talento non è mai stato in dubbio: “Sulle morti non mi sono posto domande, non avrei saputo trovare le risposte, ho dovuto cercarle dentro di me. Ho capito che la vita va vissuta sempre al 110%, perché quello che di bello ti capita oggi potrebbe non accadere più domani e questo vale anche per lo sport”.

 

Ho imparato che la vita va vissuta sempre al 110%, perché quello che di bello ti capita oggi potrebbe non riaccadere più domani e questo vale anche per lo sport

 

Fra pochi giorni Germano compirà 27 anni e, dopo una vita che sembrano tre, ha finalmente trovato il suo posto, nel mondo dello sport e nella vita. “Che potessi arrivare è sempre stato mio fratello a crederci più di tutti. L’essere stato convocato in Nazionale avrebbe reso tutti loro super orgogliosi. Ora voglio continuare così, non mi sento assolutamente ‘arrivato’. Voglio crescere nel club – il Real San Giuseppe – al fianco di un altro grandissimo portiere e uomo come Francesco Molitierno (altro estremo difensore della Nazionale, ndr) da cui ho tantissimo da imparare. Se invece riuscissi a vincere la metà dei titoli che ha vinto Mammarella con il club e con l’Italia sarei contento”. Con umiltà, un passo alla volta, ma vivendo tutto con il massimo impegno, senza rimpianti, perché è quello che gli ha insegnato il suo percorso a ostacoli. Da qualche mese, anche l’amore sembra aver finalmente riconciliato Germano con la vita: “Ho trovato una ragazza eccezionale, ha rianimato emozioni che credevo sommerse per sempre. Non è molto che siamo insieme, ma certe cose le senti d’istinto, a pelle: credo e spero potrà essere la madre dei miei figli”.