Portafortuna, portagol e portapunti. Sarà un caso, ma con Tadeu Sartori in campo il Verona non perde, né pareggia. Sarà un caso, ma quando il pivot di Passo Fundo scende in campo, segna. E l’imbattuta capolista scaligera vince. Sempre. E’ accaduto esattamente questo dato statistico nelle prime sette giornate di campionato. Il bomber gialloblù salta i prime due turni per squalifica: il BBP Group supera di misura l’Orvieto, ma pareggia a San Giorgio. Ritorna Tadeu: doppietta alla Maran, in rete nei derby con Vicenza e Gruppo Fassina, bis con Civitanova ed Imola. Otto centri in cinque gare per l’italo-brasiliano, 15 punti per la battistrada del girone A. “Sono felice: io segno e la squadra vince. Speriamo di continuare così, perché questa è la strada giusta”. Per la serie A. D’altronde il Verona ha già conosciuto il gotha del futsal nazionale - nel 1999-2000 ottavo posto in A e play off scudetto – così come Sartori, ex Luparense e Marca. Anche Domus, ma in A2. “L’obiettivo è certamente quello di salire – dice Sartori – ma dobbiamo andarci piano e pensare una gara alla volta”. Se il buongiorno si vede dal mattino, nella città di Romeo e Giulietta è meglio che faccia subito sera.
PROFESSIONE GOLEADOR – Fra Tadeu e il Verona è amore a prima vista. Arrivato lo scorso anno nel mercato invernale di dicembre (dalla Marca), il bomber dello stato del Rio Grande do Sul contribuisce in maniera determinante al cambio di passo del Verona. Che risale la classifica di B, conquista i play off e trova il pass per la serie A2, grazie anche alle sue 24 reti. In Brasile va di moda uno slogan: “Il pivot che non segna muore di fame”. Il goleador degli scaligeri, a quanto pare, scoppia di salute. “Certo che conosco quel proverbio – ammette - io quando non segno non ci dormo la notte. La mia qualità? Sono il classico pivot a cui piace giocare spalle alla porta”. E soprattutto documentarsi, in compagnia del suo inseparabile computer. “Sto guardando la Uefa Futsal – rivela – prima di essere un giocatore, sono un appassionato di questo sport. No, non voglio fare il giornalista – sorride – quando smetterò farò l’allenatore”. D’altronde ne ha conosciuti di mister famosi…
RICORDI - “Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici”. Da Miguel Rodrigo a Velasco, passando per Ramiro e finendo (chissà) a Langè. “Il meglio di tutti per me, però, è stato Corrado Roma – assicura – abbiamo perso davvero un grande personaggio”. Prima di approdare in Italia, Sartori ha fatto esperienza nei più importanti campionati di futsal: spagnolo (Ororolo Indomur), russo (Viz Sinara Ekaterimburgo) e, ovviamente in quello brasiliano, collezionando presenze nelle fila di Corinthians, San Paolo e Joinville. E arriva proprio dalla terra verdeoro il ricordo più bello. “Senza dubbio quando giocavo con la mia squadra di Passo Fundo. Era il campionato statale Gaucho del 96-97. A Seritachi eravamo sotto 4-0, pareggiammo 4-4 grazie ai miei quattro gol. Non lo dimenticherò mai”.
IN FAMIGLIA – In campo Sartori è una sorta di tassa che gli avversari devono pagare. Un’autentica furia. Fuori, l’esatto opposto. “Sono una persona tranquilla – dice – mi piace guardare i film e stare in famiglia”. Tanto futsal e poco spazio per la vita privata. Ma Sartori è l’eccezione che conferma la regola. “Per mia moglie Cristiane non è assolutamente un problema la mia vita da calcettista, anche lei è stata una sportiva, giocava a beach volley. E poi – ride – stiamo insieme da 15 anni, praticamente una vita. Le piace il futsal, viene sempre a vedere le partite, è la mia prima tifosa”.
FAIR PLAY E NAZIONALE – Respect: una parola che tutti conoscono, ma non tutti, ahinoi, praticano. Sartori lo sa: “Purtroppo si è tutti concentrati a vincere una gara, che ogni tanto ci si dimentica della cosa più importante: il fair play off. E’ l’aspetto fondamentale non solo nel calcio a 5, ma in tutti gli sport”. Un po’ come il sogno di qualsiasi giocatori: vestire la maglia della Nazionale. Sartori lo ha fatto, partecipando alla spedizione azzurra di Ostrava nel 2005 e salendo sul podio. Nonostante l’età (è un classe ’74) Taddeo spera un giorno di rivestire l’azzurro. E’ il sogno di chiunque. Certo che ci penso alla Nazionale – conclude – chi non lo fa dice una bugia”.