Dopo le qualificazione dell'Europeo Under 21, Martina Franca torna ad ospitare un grande evento di futsal
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Uno dei più antichi insediamenti umani è presso Monte
Fellone. I ritrovamenti della grotta Monte Fellone, oggetto di scavi
archeologici negli anni sessanta testimoniano la presenza umana dal neoliticoal IV secolo d.C. Nel caso di Monte Fellone, l'allevamento di
cavalli risale già al medio neolitico, fenomeno alquanto raro per il Sud Italia
e unico in Puglia. Nell'Alto medioevo il territorio è stato sotto
l'influenza dei Longobardi alternatisi all'autorità dell'Impero
Romano d'Oriente e nel X secolo luogo di difesa contro l'invasione dei Saraceni.
I resti di alcuni grandi muri a secco detti paretone potrebbero
essere riferibili alla presenza del Limitone dei greci a sud ovest. Le origini di Martina Franca, come borgo, risalgono al X
secolo, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi
tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, e ai quali si
aggiunse successivamente una comunità di pastori. Nel XIII secolo difatti il
monte rientra nelle proprietà di Glicerio de Personasignore
delle Terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, di Soleto e
del Casale di San Pietro in Galatina. Parteggiò per Corrado IV del
Sacro Romano Impero figlio di Federico II del Sacro Romano Impero e
Re di Sicilia contro gli angioini. Caduto anche Manfredi di Sicilia,
l'ultimo degli Svevi, Carlo I d'Angiò ordina la cattura di Glicerio
che si era dato alla latitanza nelle campagne di Taranto dove fu
catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi (insieme ai
figli Gervasio, Giovanni e Perello) e subì infine il patibolo. Intorno al 1300 Martina
Franca fu eletta comune su ordine del Principato di Filippo I d'Angiò, ma
secondo alcuni documenti storici, è possibile ipotizzare che Martina Franca
fosse stata prima di quella data come una residenza di qualche nobile. È certo
però che Filippo I concesse Martina a Pietro del Tocco per ricompensarlo dei
servigi da lui svolti. Il territorio all'epoca consisteva in un castello
situato storicamente nell'attuale zona denominata "Montedoro",
e da due miglia di terreno intorno al castello, sottratto dal territorio di
Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni per
l'insediamento rurale di contadini e "Messeri" (in martinese ù
masser, cioè padrone di poderi e vasti terreni). Sembra che Filippo d'Angiò
avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad
insediarsi a Martina, e per questo fu denominata "Franca".
Tra il 1770 e il 1776 Sant'Alfonso della famiglia De Liguori tentò
più volte di costruire una missione nel territorio di Martina Franca e
scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola
operetta: dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali. Il nome della città è dedicato al Santo patrono San
Martino, festeggiato l'11 novembre e la prima domenica di luglio. La
tradizione vuole che il Santo sia più volte corso in aiuto dei cittadini,
proteggendoli in varie occasioni dalle invasioni barbariche e dall'assalto del
nemico. Ad un episodio storico del XVI secolo è legata questa leggenda
dell'aiuto di S.Martino. Nel febbraio del 1529 un agguerrito esercito, al
comando del Marchese del Vasto, munito di una forte artiglieria, con 4000
soldati spagnoli, 2000 italiani e numerosi mercenari, iniziò ad assediare Monopoli rimasta
fedele a Venezia e alla Francia. La città resistette eroicamente ben protetta
dalle poderose mura armate di grossi cannoni. L'assedio si protrasse
inutilmente per oltre tre mesi con molte perdite tra gli assedianti. A causa
della scarsità di viveri, di denaro e per le numerose defezioni che
cominciavano a manifestarsi tra gli italiani, un certo nervosismo si diffuse
tra le truppe mercenarie comandate dal famigerato Fabrizio Maramaldo;
questi, al comando di 3000 uomini, si rivolse prima contro Noci saccheggiandola,
infine contro Martina Franca, nella speranza di un facile e ricco bottino.
L'improvviso attacco non ebbe però l'effetto sperato: anche in questo caso la
popolazione si arroccò in città e si difese con grande eroismo, ben supportata
anche dalle donne e con la fattiva partecipazione di numerosi e abili cacciatori.
Dopo un certo numero di inutili tentativi il Maramaldo si rassegnò a tornare
sotto le mura di Monopoli, dalle quali si dovette allontanare
definitivamente il 28 maggio 1529 insieme all'armata del Marchese del Vasto. La
tradizione martinese vuole che il Maramaldo abbandonasse l'assedio di Martina
terrorizzato dall'apparizione, sulle mura della città, di schiere di terribili
cavalieri comandati da San Martino a cavallo e con la spada sguainata.