06/02/2013 0.00.00 La città

Dopo le qualificazione dell'Europeo Under 21, Martina Franca torna ad ospitare un grande evento di futsal

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Uno dei più antichi insediamenti umani è presso Monte Fellone. I ritrovamenti della grotta Monte Fellone, oggetto di scavi archeologici negli anni sessanta testimoniano la presenza umana dal neolitico al IV secolo d.C. Nel caso di Monte Fellone, l'allevamento di cavalli risale già al medio neolitico, fenomeno alquanto raro per il Sud Italia e unico in Puglia.
 
Nell'Alto medioevo il territorio è stato sotto l'influenza dei Longobardi alternatisi all'autorità dell'Impero Romano d'Oriente e nel X secolo luogo di difesa contro l'invasione dei Saraceni. I resti di alcuni grandi muri a secco detti paretone potrebbero essere riferibili alla presenza del Limitone dei greci a sud ovest.
Le origini di Martina Franca, come borgo, risalgono al X secolo, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, e ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori. Nel XIII secolo difatti il monte rientra nelle proprietà di Glicerio de Persona signore delle Terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, di Soleto e del Casale di San Pietro in Galatina. Parteggiò per Corrado IV del Sacro Romano Impero figlio di Federico II del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia contro gli angioini. Caduto anche Manfredi di Sicilia, l'ultimo degli Svevi, Carlo I d'Angiò ordina la cattura di Glicerio che si era dato alla latitanza nelle campagne di Taranto dove fu catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi (insieme ai figli Gervasio, Giovanni e Perello) e subì infine il patibolo. Intorno al 1300 Martina Franca fu eletta comune su ordine del Principato di Filippo I d'Angiò, ma secondo alcuni documenti storici, è possibile ipotizzare che Martina Franca fosse stata prima di quella data come una residenza di qualche nobile. È certo però che Filippo I concesse Martina a Pietro del Tocco per ricompensarlo dei servigi da lui svolti. Il territorio all'epoca consisteva in un castello situato storicamente nell'attuale zona denominata "Montedoro", e da due miglia di terreno intorno al castello, sottratto dal territorio di Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni per l'insediamento rurale di contadini e "Messeri" (in martinese ù masser, cioè padrone di poderi e vasti terreni). Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata "Franca". Tra il 1770 e il 1776 Sant'Alfonso della famiglia De Liguori tentò più volte di costruire una missione nel territorio di Martina Franca e scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola operetta: dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali.
 
Il nome della città è dedicato al Santo patrono San Martino, festeggiato l'11 novembre e la prima domenica di luglio. La tradizione vuole che il Santo sia più volte corso in aiuto dei cittadini, proteggendoli in varie occasioni dalle invasioni barbariche e dall'assalto del nemico. Ad un episodio storico del XVI secolo è legata questa leggenda dell'aiuto di S.Martino. Nel febbraio del 1529 un agguerrito esercito, al comando del Marchese del Vasto, munito di una forte artiglieria, con 4000 soldati spagnoli, 2000 italiani e numerosi mercenari, iniziò ad assediare Monopoli rimasta fedele a Venezia e alla Francia. La città resistette eroicamente ben protetta dalle poderose mura armate di grossi cannoni. L'assedio si protrasse inutilmente per oltre tre mesi con molte perdite tra gli assedianti. A causa della scarsità di viveri, di denaro e per le numerose defezioni che cominciavano a manifestarsi tra gli italiani, un certo nervosismo si diffuse tra le truppe mercenarie comandate dal famigerato Fabrizio Maramaldo; questi, al comando di 3000 uomini, si rivolse prima contro Noci saccheggiandola, infine contro Martina Franca, nella speranza di un facile e ricco bottino. L'improvviso attacco non ebbe però l'effetto sperato: anche in questo caso la popolazione si arroccò in città e si difese con grande eroismo, ben supportata anche dalle donne e con la fattiva partecipazione di numerosi e abili cacciatori. Dopo un certo numero di inutili tentativi il Maramaldo si rassegnò a tornare sotto le mura di Monopoli, dalle quali si dovette allontanare definitivamente il 28 maggio 1529 insieme all'armata del Marchese del Vasto. La tradizione martinese vuole che il Maramaldo abbandonasse l'assedio di Martina terrorizzato dall'apparizione, sulle mura della città, di schiere di terribili cavalieri comandati da San Martino a cavallo e con la spada sguainata. 

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