Padova ospiterà per il terzo anno consecutivo la Final Eight di Serie A
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Padova è un comune italiano di 214.365 abitanti, capoluogo della provincia omonima in Veneto.
Sede di una prestigiosa ed antica università, Padova vanta numerose
testimonianze di un glorioso passato culturale ed artistico, che la
rendono meta di turisti da ogni parte del mondo. È oggi un importante
centro economico, uno dei più importanti e grandi centri di trasporti
intermodali, anche fluviale, di tutta Europa e rappresenta attualmente
il più grande interporto nel nord e centro Italia. Padova
conserva uno dei più straordinari e rivoluzionari capolavori dell'arte
medievale, la Cappella degli Scrovegni, illustrata agli inizi del
Trecento da Giotto. Padova
è universalmente nota anche come la città di sant'Antonio, il famoso
francescano portoghese, nato a Lisbona nel 1195, che visse a Padova per
alcuni anni e vi morì (13 giugno 1231). I resti del Santo sono
conservati nella Basilica di Sant'Antonio, meta di numerosi pellegrini
da tutto il mondo e uno dei monumenti principali della città. La
città di Padova può vantare 2.512.945 m2 di aree verdi, 1.680.939 m2 di
verde attrezzato, 11,91 m2 di verde per abitante, 2,69%
di superificie verde rispetto alla superficie totale. Nel
2006 Padova ha vinto il primo premio La città per il verde, assegnato a
Genova in occasione della manifestazione Euroflora 2006. Ha
numerosi insediamenti preistorici che sono stati accertati
dall'archeologia, già a partire dall'XI secolo a.C. - X secolo a.C.,
topograficamente in corrispondenza dell'odierno centro di Padova. La
leggenda narra che la fondazione di Padova sia avvenuta nel 1132 a.C.
per opera di Antenore, un principe troiano scampato alla distruzione di
Troia; ma è noto come tale leggenda tragga forse origine da un falso
storico, opera di Tito Livio, per assimilare la propria città a Roma. L'apparato
monumentale del contesto urbano, quale oggi
si offre all'osservazione del visitatore, testimonia largamente le
varie fasi della vicenda storica patavina. Se,
difatti, non è più presente alcuna traccia delle supposte origini
preistorico-leggendarie, ogni altra fase cronologica ha lasciato
tangibili manifestazioni in altrettanti luoghi salienti e
caratteristici, a partire dall'Arena romana, passando per le varie
cinte murarie, torri medievali, palazzi di età signorile, chiese ed
altri luoghi di culto, edifici simbolici del potere civile, templi
della cultura (il Bo, l'Orto botanico, il Duomo delle Frigerie, la
Basilica di San Bartolomeo), fino ad espressioni di architettura
d'avanguardia (quali, ad esempio, il monumento di Daniel Libeskind ai
caduti delle Torri Gemelle di New York, o la Torre Net).
Tra le più significative vestigia dell'illustre passato di Padova,
merita una particolare menzione la doppia cinta muraria tuttora -
almeno in parte - apprezzabile. Testimonianza
della struttura medievale è la cinta trecentesca, di cui sono oggi
chiaramente ravvisabili solo quasi la porta Altinate e quella su ponte
Molino. Si tratta di un complesso difensivo risalente in per lo più
alla signoria dei Carraresi. Molto migliore è lo stato di conservazione della cinta cinquecentesca, splendido esempio di architettura militare veneziana.
Tra le più curiose tradizioni della cultura popolare di Padova ci sono i "tre senza" e le “due gatte”. Padova è nota per essere la città dei "tre senza": -
"Santo senza nome", perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente
popolare la devozione, è comunemente chiamato "il Santo" per
antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima; -
"Caffè senza porte", perché il monumentale Caffè Pedrocchi, storico
locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno; -
"Prato senza erba", perché il Prato della Valle, spettacolare "piazza",
la più grande d'Europa secondo alcuni, era in realtà fino alla fine del
XVIII secolo, una superficie paludosa dove si svolgeva la famosa "Fiera
del Santo", trasformata in Fiera Campionaria nel 1919.
Non sono molti, invece, a conoscere la storia delle "due gatte", che pure figurano tra le icone della città: -
la Gatta di Sant'Andrea, sorge su una colonna antistante alla relativa
chiesa, ed è costituita da una statua piuttosto rozza. Originariamente
era un Leone di San Marco, abbattuto nel 1797 dai francesi all'indomani
della caduta della Serenissima. Venne ricostruito - nell'attuale
incompiuta forma - dallo scultore Felice Chiereghin, in seguito alla
restaurazione sancita dal Congresso di Vienna; -
il bastione della Gatta, in corrispondenza dei Giardini della rotonda,
ci riporta all'assedio di Padova da parte degli imperiali di
Massimiliano I d'Asburgo, avvenuto nel 1509. Gli attaccanti - che si
giovavano di una macchina d'assedio denominata gatto, erano quasi
riusciti a penetrare in quel punto la seconda cinta delle mura tuttora
visibili, ma furono arrestati dall'ingegno di Citolo da Perugia,
capitano di ventura che minò il varco appena in tempo. Per dileggio, i
difensori issarono una gatta su una picca, sfidando i nemici a
venirsela a prendere.